Dopo le Olimpiadi, è tempo di Sanremo 2026
Cosa aspettarsi dalla prima serata?
La coinvolgente cerimonia di chiusura delle olimpiadi, terminata con l'esibizione di Achille Lauro, sembra aver idealmente passato il testimone - o meglio la linea - all'evento che da anni caratterizza il mese di febbraio: la kermesse canora più commentata d'Italia. La conferenza stampa della 76ª edizione del Festival di Sanremo ha delineato l’impianto generale della prima serata. Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini, ha presentato una scaletta dalle sembianze di una autentica maratona che prevede l’ascolto di tutti i 30 brani in gara già al debutto.
Tra i momenti più rilevanti: l’omaggio commosso a Pippo Baudo e l’intervento telefonico di Fiorello, che ha portato un tono più leggero alla vigilia. Accanto ai Big, spazio anche alle Nuove Proposte, mentre la Rai punta su una copertura integrata tra tv, radio e digitale. Tutto è pronto all’Ariston: luci, scaletta e aspettative. Da questa sera toccherà alle canzoni prendere il centro della scena, e al Festival proseguire ciò che gli riesce meglio in ogni sua edizione: far parlare di sé, comunque vada.
Personalmente seguirò con particolare attenzione la serata di venerdì dedicata ai duetti, uno dei momenti che da sempre apprezzo di più, tra i più attesi dal pubblico e ricchi di reinterpretazioni. A proposito di mancanze, l’assenza del Maestro Peppe Vessicchio si farà sentire. Ma, da qualche altra dimensione, anche lui ci sarà.
Mercoledì 25 febbraio:"cronaca" dal divano
#QuandoSanremoTiCambiaLoSguardo (appunti sparsi della prima serata) Sarà la vecchiaia che addolcisce, o forse solo un mio personale e nuovo modo di stare al mondo, ma quest’anno mi sono riconciliata con quelle consuetudini che ultimamente mi irritavano: dal Natale al Festival di Sanremo.
E così ieri sera mi sono trovata davanti alla visione televisiva della prima serata, che si è aperta come aveva chiuso la scorsa: con il vincitore Olly. Riascoltarlo un anno dopo mi fa un effetto diverso.
A volte anche la leggerezza arriva in ritardo.
L’ingresso di Laura Pausini è stato un piccolo momento emotivo, ricordando quando giovanissima salì su quel palco per gareggiare, presentata da Pippo Baudo. A me lei piace, con quella genuinità emiliana (ops, pardon, volevo dire romagnola) latente che esce da sotto i lustrini e il carattere taurino che ci appartiene (lei è nata il 16, io il 18 maggio).
E lo so che molti storceranno il naso, perché va di moda il dileggio verso certi personaggi come lei, ma io la trovo a tratti rassicurante come una voce di casa. E so anche farmene una ragione se abbiamo idee diverse.
La gara è partita con Ditonellapiaga, che mi ricordava vagamente - o meglio esteticamente - Lana del Rey, ma solo da lontano.
La canzone sembrava carina, peccato per la solita difficoltà a capire le parole.
Michele Bravi invece mi è arrivato dritto: elegante, delicato, tenero.
Un abito ben scelto, una presenza che non aveva bisogno di alzare la voce.
Poi lo stacco pubblicitario, e si è ripartiti con Sayf: giovane, interessante. Il brano non saprei… è da riascoltare, come molti di questa generazione che sembrano vivere più di ritorno di immagine che di suono.
Dargen D’Amico ha cantato AI AI, che non parla di intelligenza artificiale… credo.
E subito dopo è arrivato il tributo a Peppe Vessicchio, occasione per ricordare anche i nomi di chi ha fatto la storia del Festival.
Un momento necessario, un po’ incompleto e un po’ sospeso.
Poi è entrato Can Yaman - e abbiamo finalmente scoperto come si pronuncia il suo nome: “Gian” - che ha tentato anche di insegnare un brano turco a Laura Pausini.
Arisa ha portato un pezzo nel suo stile, ma - gusto personale -non mi è arrivato.
Intanto guardavo l’orologio: eravamo al settimo cantante alle 21.43.
La serata si preannunciava lunga, anche se scorrevole.
E poi è arrivata Gianna Pratesi, 105 anni, una delle donne che nel 1946 poterono votare. Un’apparizione che di colpo ha spostato l’aria, come quando entra un pezzo di storia in una stanza.
Anche la scenografia, quest’anno, gioca con l’IA, un esempio è stato il pubblico trasformato in paperotti sulle note di Papaveri e papere.
Un tocco surreale, quasi infantile, che però dice molto del nostro tempo: la tecnologia che si diverte a travestirci e viceversa.
Patty Pravo, con la sua voce un po’ incrinata ma come sempre affascinante, una figura aliena e distante da tutto il contesto.
E poi, quella malinconia che le viene naturale, come un profumo che non si dimentica.
Quello portato da Masini e Fedez è un brano da riascoltare con attenzione.
Bella ed emozionante Serena Brancale, che porta un testo più sentimentale rispetto all'anno scorso, dedicato alla madre.
E chi conosce certe perdite ci si ritrova dentro. E chi no, magari più avanti, capirà.
In fatto di presenze femminili cito anche Malika Ayane, elegante come sempre.
Intanto, fuori dal palco, sui social si scatenava come sempre il solito contro‑festival tra chi giudica e chi ironizza, chi si sente più protagonista dei protagonisti.
È un rito parallelo che avviene ogni anno, fatto di sarcasmo facile e battute un po’ stantie e riciclate. Un po’ stanca, un po’ diverte, un po’ è inevitabile. Sanremo è anche questo: un palco e mille contro‑palchi.
Io quest’anno, guardo tutto con più consapevole leggerezza.
Forse è davvero la vecchiaia che addolcisce.
O forse è solo che ho imparato a scegliere dove mettere lo sguardo.
Vi invito ora ad ascoltare il primo episodio di Rossovintagestories OnAIr
Mettete le cuffie, cliccate sul link qui sotto e, se vi va, seguitemi e fatemi sapere cosa ne pensate.
Grazie!
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