Duetti, crepe e altre verità

Sanremo 2026-Serata Cover

Appunti sparsi tra memoria e rischio

La serata cover-duetti è sempre un territorio particolare: non è strettamente una gara, non è celebrazione, non è nostalgia pura. È un incontro, un confronto tra epoche, memorie e imperfezioni. E ogni anno, inevitabilmente, diventa uno dei momenti più attesi. Anche per me.

Quest’anno, in modo particolare, sono arrivata alla serata con uno sguardo diverso, più ampio, più morbido, più disposto a lasciarsi sorprendere. Forse è l’età che addolcisce e invita alla "resa", o forse è solo un nuovo modo (meno tossico) di stare dentro non solo al mondo ma soprattutto davanti allo schermo: con meno giudizio rumoroso e più ascolto silenzioso.

La serata dei duetti e delle cover ha una sua psicologia precisa: quando uno o più artisti giovani affrontano un brano che appartiene alla memoria collettiva, non stanno solo cantando. Stanno attraversando un ponte che separa un territorio comune: ciò che siamo stati e ciò che siamo adesso.

E così, mentre scorrono i fotogrammi delle esibizioni, quello che cerco non è la perfezione o quello che canta meglio. La perfezione, in questo contesto, è quasi un limite: la fotografia di un soggetto fotogenico a fuoco impeccabile ma fredda.

Quello che mi interessa riconoscere e avvertire è la crepa — quella da cui Leonard Cohen sosteneva entrasse la luce — il respiro irregolare, una nota che si incrina, un gesto che tradisce l’emozione. È lì che si vede e si sente la verità emotiva.

La serata, più che una sequenza di esibizioni, è stata un mosaico di imperfezioni luminose. Ci sono stati gli sbandamenti, quelli in cui la voce inciampa o il microfono decide di fare di testa sua. Le rivelazioni, quando un ingresso inatteso o una nota incrinata aprono una crepa da cui entra qualcosa di vero. Gli eccessi, inevitabili e quasi necessari, con il loro luccichio da veglione fuori stagione. I ponti, quando una generazione chiama l’altra e un classico cambia pelle senza perdere la sua memoria. E poi le fratture, quei momenti in cui la realtà si affaccia sul palco e, per un istante, tutto si ferma e si raddrizza una giornata storta.

È in questo intreccio di inciampi e tentativi che la serata ha trovato la sua forma più autentica: non vince chi imita meglio, ma chi riesce a trasformare un duetto in un dialogo tra epoche. La classifica finale conferma il tema della serata. Sul podio al primo posto Ditonellapiaga & Tony Pitony con The Lady is a Tramp, al secondo posto Sayf che con Alex Britti e Mario Biondi ha interpretato Hit the road, jack e al terzo Arisa che ha interpretato il brano Quello che le donne non dicono, con il Coro del Teatro Regio di Parma.

Alla fine, la serata cover è sempre un piccolo rito collettivo: ognuno porta con sé la propria memoria emotiva e la mette a confronto con ciò che accade sul palco. A volte nasce un’autentica alchimia, a volte no. Si entra in un luogo dove la poesia può convivere con uno scivolone. Ma è proprio questa possibilità di inciampare, tra i ricordi o tra le note, che rende tutto così umano.

L'episodio di Rossovintagestories OnAIr, di sabato 28 febbraio e che vi invito ad ascoltare, chiude il ciclo Sanremo — ma OnAIr prosegue — e sarà dedicato proprio al resoconto della serata: alla magia dell’imperfezione.

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