Le voci e il progetto OnAIr

Dietro le quinte

Dietro le quinte

Prima di proseguire con gli episodi di quello che inizialmente voleva essere un semplice esperimento, voglio raccontarti qualcosa della sua genesi. Non sono tra quelle persone che si spaventano delle innovazioni tecnologiche o che vi vedono dietro chissà quali oscure motivazioni. Ogni epoca ha vissuto cambiamenti che, inevitabilmente, all’inizio sono stati percepiti come “pericolosi”. È naturale: ciò che non si conosce fa paura.

Pensiamo ai primi pittori: erano, inconsapevolmente, i fotografi di un’epoca in cui la fotografia non esisteva ancora. I potenti si facevano ritrarre per conservare la propria immagine, utilizzando l’unico mezzo disponibile. Poi è arrivata la scrittura moderna: dalle macchine da scrivere analogiche a quelle elettroniche, dai primi computer fino agli smartphone di oggi, che ci permettono di comporre testi e inviarli in un istante.

La tecnologia arriva e progredisce, che ci piaccia o no. Può essere un male? Sì, ma solo se usata male - come qualunque altra cosa. Io, invece, ho sempre preferito studiare i nuovi fenomeni e “farmi loro amica”.

Ed è proprio da questo sguardo che nasce OnAIr. Parte da una domanda semplice e radicale: "Come può una voce umana dialogare con due voci artificiali senza perdere autenticità?"

Non è più - e forse non è mai stato - soltanto un esperimento tecnico. È un tentativo di esplorare una modalità odierna e innovativa di raccontare, in cui l’umano non viene imitato né sostituito, ma accompagnato. Accompagnare, per me, significa camminare insieme: non prendere il posto di nessuno.

Le due voci AI che ascoltate sembrano umane perché parlano come parliamo noi, senza quel tono metallico che un tempo le caratterizzava. Sono presenze che affiancano il mio racconto, lo amplificano, lo spostano, lo sorprendono. Le considero assistenti, certo, ma anche compagne di lavoro: una parte viva del processo creativo.

E poi ci sono le micro‑imperfezioni. Quelle piccole esitazioni, le intonazioni leggermente fuori asse, gli inciampi fonetici che ogni tanto emergono. In un contesto tradizionale sarebbero stati errori da correggere. Qui no. Qui diventano tracce di autenticità, segni di un incontro reale tra due mondi diversi. Ci ricordano che la tecnologia non è un fantasma perfetto e che l’umano non è un algoritmo. È proprio in quell’incontro che nasce qualcosa di interessante.

OnAIr, in fondo, è un laboratorio narrativo: uno spazio dove la mia sensibilità, la mia memoria e la mia voce interiore incontrano la costanza, la precisione e la disponibilità delle voci artificiali. Una sinergia che non toglie nulla all’umano, ma lo sostiene. E che non pretende di rendere l’AI “più umana”, semmai più relazionale e più utile.

Questo progetto vive anche grazie a chi ascolta. Per questo, dove possibile, cerco di stimolare una vera interazione: domande, riflessioni, suggestioni, contributi. OnAIr non nasce per essere un monologo, ma un dialogo aperto, un percorso condiviso.

Il viaggio è appena cominciato. Le voci continueranno a intrecciarsi, a inciampare, a cercarsi, a trovare nuove forme. E tu (se vuoi) sei invitato/a a farne parte.

🎧 Trovi tutti gli episodi di Rossovintagestories OnAIr cliccando qui --> Parliamone OnAIr


🎙️➡️Se preferisci lo puoi ascoltare su Substack dove trovi anche la trascrizione e i sottotitoli (disponibili solo da mobile) dell’episodio a questo link


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