Storie di donne, dalle donne: Femina, Stria e Maddalena

#StorieDiDonneDalleDonne – 8 marzo, Giornata internazionale delle donne
(vi racconto di un libro e due spettacoli teatrali)

Prendo come spunto la Giornata internazionale delle donne per raccontarvi alcune storie di donne narrate da donne, che ho incontrato nel mio percorso personale. La prima è molto recente e riguarda il libro pubblicato da Il Saggiatore, nella traduzione di Roberta Zuppet, dal titolo Femina. Storia del Medioevo attraverso le donne che sono state cancellate, scritto da Janina Ramirez, storica dell’arte dell’Università di Oxford e produttrice di podcast per la BBC.

Il titolo fa riferimento a una parola annotata accanto ai nomi di donne nei documenti storici che venivano cancellati. Nel Medioevo, infatti, tutto ciò che veniva prodotto dalle donne era etichettato con disprezzo: era considerato “normale” bruciare libri e distruggere opere d’arte realizzate dalle femine.

Leggendo Femina ho scoperto, ad esempio, la storia di Emily Wilding Davidson, attivista impegnata nella lotta per il diritto di voto delle donne. Il 4 giugno 1913, durante il Derby di Epsom, tentò di attaccare la bandiera del movimento suffragista alle briglie del cavallo del re Giorgio V, per dare visibilità alla causa. Fu travolta dal cavallo e morì pochi giorni dopo in ospedale.

Su questa vicenda ci fu a lungo una divisione: alcuni la interpretarono come un gesto di martirio, altri portarono prove che dimostravano come Emily avesse in programma ulteriori iniziative. La storica Maureen Howes ha cercato di restituire autenticità a questa storia con una ricerca documentale accurata.

Il libro raccoglie molte altre vicende di donne che hanno lasciato un segno nella storia: Jadwiga, unica “re” donna in Europa; Margery Kempe, imprenditrice e mistica girovaga; Cynethryth, per cui fu coniata una moneta; la guerriera vichinga Birka, i cui resti furono inizialmente attribuiti a un uomo.

Particolarmente affascinante è la figura di Ildegarda di Bingen, mistica visionaria, profetessa e naturalista, ma anche compositrice di liriche sacre. Ci sono giunte circa ottanta opere raccolte nel Symphonia harmoniae caelestium revelationum, più un dramma liturgico, grazie ai manoscritti provenienti dal monastero da lei fondato.

📖 Consiglio questa lettura a chi non si accontenta di saperi raccontati sommariamente, ma ama indagare tra le pieghe del passato. Non è un libro da leggere tutto d’un fiato: le informazioni sono tante e dense, e lo spessore del volume lo dimostra, con le sue 552 pagine ricche di fonti e riferimenti che ne attestano l’autorevolezza.

Molto bella anche l’immagine di copertina, realizzata da una donna di talento: l’illustratrice e visual artist Elisa Seitzinger.

Dopo il libro Femina, passo a raccontarvi dei due spettacoli teatrali che ho avuto il piacere di vedere. Il primo, in ordine temporale, è Stria, un monologo che intreccia drammaturgia teatrale e musica per raccontare la storia di Rusina (interpretata dall’autrice e attrice Claudia Donadoni), una donna accusata di stregoneria dall’inquisizione.

Rusina cresce in un ambiente intriso di sapienza naturale, tra pratiche di medicina arborea antica e superstizioni legate alla terra. La sua vicenda si intreccia con quella di Cosima, amica d’infanzia vittima di un evento violento, che porta le donne del villaggio a usare l’innocenza di Rusina per tendere una trappola al colpevole. La storia si conclude con una svolta drammatica.

Stria di Claudia Donadoni
Photo Elisabetta Cacioppo

La costruzione linguistica dello spettacolo alterna italiano forbito di matrice cinquecentesca a una koinè testoriana, tra dialetti lombardi e italiano. La visione di Stria non può lasciare indifferenti: è uno spettacolo emotivamente sconvolgente, portato in scena con intensità da Claudia Donadoni.

Innocenza, candore e forza definiscono Rusina, detta “la scaviona”. Il suo carisma e i capelli rossi, un tempo considerati impuri, la rendono diversa e bersaglio di crudeltà. Questo dettaglio mi ha coinvolta ancora di più, essendo rossa dalla nascita e conoscendo bene certe dicerie ancora resistenti.

Un’interpretazione forte e struggente, accompagnata dalle musiche originali eseguite dal vivo da Giovanni Bataloni, che sottolineano la drammaticità e arricchiscono la scenografia semplice ed efficace.

Quando lo vidi nel 2018 al Teatro Menotti di Milano, la sala era piena anche di giovani: mi auguro che abbiano colto almeno in parte il messaggio delicato e importante dello spettacolo. Poco dopo, Stria raggiunse anche il teatro The Brick di New York, selezionato per il Festival di Teatro Contemporaneo italiano nella rassegna InScena, ottenendo il premio Women come miglior spettacolo contemporaneo italiano.

Dopo Stria, passo ora a parlarvi di Maddalena – regia e drammaturgia di Claudia Donadoni e musiche originali eseguite dal vivo, sempre a cura di Giovanni Bataloni. Spettacolo che ebbi occasione di vedere in scena sul palco dell’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia a Milano, in occasione del “Natale della Cultura 2019“, progetto di Regione Lombardia in collaborazione con la Fondazione I Pomeriggi Musicali.

foto@rossovintagestories

La Maddalena portata in scena da Claudia Donadoni incarna la semplicità, l’umiltà e la fragilità di una giovane ragazza ingenua. Nata in un piccolo borgo della Lombardia nel 1200, è dedita alla pastorizia e abituata al solo contatto con la natura. Maddalena non conosce l’amorevolezza di una famiglia e soprattutto di una madre, che non le trasmette il significato autentico dell’amore. Abbandonata al suo destino una volta divenuta donna, viene mandata ad affrontare le insidie del mondo e le viene insegnato a fare uso del suo corpo in cambio di denaro.

Alla locanda dove lavora, avviene un incrocio casuale con lo sguardo carismatico di un uomo “illuminato” che predica l’amore e il perdono. Un incontro karmico che diventa fondamentale strumento di redenzione per Maddalena. Un’esperienza mistica che le permette di capire l’importanza di amare se stessa e di rispettare il suo corpo, rendendola consapevole della forza e della potenza di un amore capace di elevarsi al di sopra del potere e del possesso. Un dualismo tra sacro e profano, che attraverso le movenze della donna si intrecciano e si abbracciano in una danza tormentata e catartica, capace di liberarle l’anima imprigionata in un corpo schiavizzato e sottomesso per troppo tempo. Una purificazione autentica, perché alla fine “Ogni corpo è sacro, se ha molto amato”.

Claudia Donadoni è attrice, storyteller e regista di questo monologo. Veste i panni di una Maddalena sensuale, ricca di emozionante pathos e fascino, che parla in dialetto lombardo e grida con forza la rabbia di argomenti che sono ancora oggetto di drammatica attualità nel mondo femminile: violenza, sottomissione, ingiustizia, abbandono, abuso.

foto@rossovintagestories

A supportarla, mentre si muove a piedi nudi e recita sul palco, ci sono le magiche proiezioni del teatro d’ombra di Controluce, che facevano da sfondo, e il tappeto sonoro delle musiche originali composte da Giovanni Bataloni, che si alternavano a rumors ed effetti elettronici di suggestivo impatto. Quella della Maddalena è una figura iconica controversa e ricca di misteriosa malìa, che ha destato l’interesse di teologi, studiosi, pittori, poeti e scrittori di ogni epoca. Una storia che continua a essere raccontata; un personaggio capace di dividere e al tempo stesso affascinare. Maddalena, la donna e la prostituta che si dice redenta dal Messia, è la sintesi simbolica di femminino sacro e potere seduttivo che alberga in ogni donna dalla notte dei tempi. In questo spettacolo la sua figura rivive tra storia e leggenda, sacro e profano. Una messaggera terrena, che ci riconnette anche al divino, ricordandoci che “È di tutti il Regno dei Cieli”.

foto claudiadonadoni.com

Nelle note biografiche di Claudia Donadoni leggiamo che si è laureata in Scienze della Comunicazione presso il Politecnico di studi aziendali di Lugano (CH) con il massimo dei voti, con una tesi semiotica tra teatro e televisione, ed è giornalista pubblicista dal 2006. Ha lavorato nei palcoscenici italiani più importanti come attrice e cantante. Oltre all’attività performativa, è stata per molti anni formatrice e ha tenuto laboratori di teatro per ragazzi in scuole di ogni ordine e grado. Oggi collabora come trainer e coach attorale, tiene stage e workshop presso associazioni teatrali, compagnie e Accademie di Formazione per attori di teatro e cinema, e partecipa alla conduzione di eventi televisivi, letterari, premi e manifestazioni.

Per conoscere le sue attività, oltre a consultare il suo sito ufficiale claudiadonadoni.com, vi consiglio di seguirla sui social Facebook e Instagram.


Sono giunta alle righe conclusive di questo post. Ho voluto dare un taglio differente al contenuto dedicato all’8 marzo, giornata che spesso viene chiamata “festa” anche se, in realtà, è un termine fuorviante. Per comprenderne le origini bisogna tornare ai primi del Novecento. Oggi, purtroppo, ha perso parte del suo valore, anche se continuano a essere organizzate manifestazioni e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica su problematiche femminili ancora drammaticamente attuali.

Spero che questa lettura sia stata fonte di conoscenza, ispirazione e approfondimento.

Buona Giornata internazionale della donna e alla prossima!

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