Torna 'Fuori e dentro il borgo'

E ve ne parlo tra le radio di ieri e le voci di oggi

La notizia l'ho letta quasi per caso, come accade spesso, scorrendo tra le novità del giorno: Fuori e dentro il borgo, il libro di Luciano Ligabue da cui è nata la sceneggiatura del film Radiofreccia, torna in libreria dopo anni in cui era diventato un piccolo oggetto di caccia, un ricordo più che un titolo. È bastato rileggerlo per sentire una vibrazione familiare, come quando da una porta socchiusa filtra una luce che riconosci subito.

La copia che avevo acquistato all’epoca la custodisco come un oggetto prezioso nella mia libreria. E quando la riapro, è come attraversare uno stargate. Dentro ci sono anche gli autografi raccolti sul set del videoclip Una vita da mediano durante un pomeriggio in cui osservavo tutto da una distanza che non era distanza ma una vicinanza insperata. Ero infatti una comparsa tra le comparse, ma con il privilegio di trovarmi a pochi passi da Luciano Ligabue mentre giravamo all’interno di un locale del Forum di Assago e guardavo ogni cosa con gli occhi spalancati su un mondo che stava già cambiando. Ricordo ogni particolare, le scene, il silenzio tra un ciak e l’altro, le battute e le risate.

Avvicinarsi oggi a quel libro significa anche tornare a un’Italia che metteva in piedi le radio con pochissimo: cinque watt, un giradischi che aveva già vissuto, un microfono economico, un mixerino con due fader. Non era solo una follia da sognatori o una frontiera pionieristica. Era un modo bellissimo di stare al mondo. Era la necessità di far circolare una voce, anche piccola, anche imperfetta, purché vera. Come dicevo inizialmente, la nuova edizione di Fuori e dentro il borgo è in uscita a maggio: una versione rivista, con materiali aggiuntivi e la sceneggiatura completa di Radiofreccia. E per chi vorrà ritrovarla, regalarla — o scoprirla per la prima volta — è già disponibile in preordine.

Mentre scrivo tutto questo, mi accorgo che quella stessa energia radiofonicamente libera, sta attraversando anche il mio progetto OnAIr. Un progetto che non nasce per spiegare o ordinare le storie, ma per lasciarle respirare. Per custodire ciò che ritorna, ciò che resta, ciò che continua a bussare anche quando pensavi di averlo archiviato. Per dare spazio a quelle frequenze invisibili che ognuno di noi trasmette senza accorgersene.

Questo episodio, come avrete capito, non è una recensione né un ricordo in forma di archivio. È un piccolo omaggio a un artista che stimo e a un tempo in cui bastava pochissimo per creare un universo, oltre che un invito alla lettura.

Un modo per far rivivere le passioni che ci hanno formati e per capire come continuano a risuonare nel presente, magari in modi che non sappiamo nominare.

E per l'occasione, ho coinvolto i miei assistenti AI a parlarne, come sempre, e si sono talmente immedesimati da creare un episodio sorprendentemente ben fatto, che vi consiglio di ascoltare. L’audio è qui sotto. Se vi va, ascoltatelo come si ascoltano le cose che non hanno fretta.

Grazie come sempre e alla prossima!

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