Libera e il mondo senza pareti

Quello che segue è un mio scritto di molti anni fa, risale al 2007 per l'esattezza. Fa parte dei miei #RaccontiDiVitaVera ispirati dall'osservazione della realtà, che ho sempre pensato di raccogliere in un volumetto e per una serie di motivi non sono mai arrivata a concretizzare l'idea. La libertà può avere molte sfumature. Per me è prima di tutto un valore umano universale. Una parola che non ammette violenza, ma rispetto.

LIBERA E IL MONDO SENZA PARETI

Il vantaggio di alzarsi presto la mattina è quello che si possono vedere molte cose che durante la frenesia della giornata sfuggono. Quando arrivavo alla stazione di Milano Centrale con il treno delle otto, prima di essere inghiottita dalla vorace bocca della "città da bere", ero solita ripetere il rituale del caffè al bar e il giornale all'edicola; poi me la prendevo comoda e lasciavo che fossero gli altri a correre per godermi quegli attimi di libertà prima di chiudermi in ufficio.

Le passavo accanto tutte le mattine e le sere. Cominciavo a scorgere un puntino lontano in movimento e dopo che l'asfalto calpestato da una molteplicità di piedi tornava ad essere libero, scorgevo la sua presenza. Mi sono chiesta spesso chi fosse, quale fosse il suo nome, la sua storia. Chissà quale giorno decise di spogliarsi da tutte le velleità inutili per caricarsi una pesante coperta sulle spalle e due sportine "piene zeppe di nonsochecosa" per mano per avventurarsi lungo quella che sarebbe diventata la sua casa.

A volte la vedevo agitare le mani verso gli automobilisti che passavano di lì e inevitabilmente osservavano quel cencio ambulante. Pensavo che chissà quanti e quante volte avranno pensato a lei come a una vergogna, una poverina, una pazza... dieci secondi di domande svanite al primo bivio, una svolta che li faceva dimenticare immediatamente della sua esistenza.

Ma i veri pazzi non siamo forse proprio noi che corriamo senza sapere dove andare? Per me però era diventata una certezza. Se passando da quel tratto di strada non la vedevo, sentivo mancare qualcosa. Un quadro raffigurante un’alba privo del suo sole che colorasse il cielo carico di luce.

Se ne leggevano tante di storie sulle persone come lei, c'era chi parlava di precedenti vite prive di sofferenze materiali, chi si domandava perché queste "persone" venivano lasciate libere di circolare. Chissà che fastidio potevano dare. Cosa ne sapevano realmente della vita? Quanto poteva interessare loro se quelli come loro erano felici magari semplicemente perché liberi?... sì, liberi dalle convenzioni, dagli obblighi morali, dall'orologio che uccide il tempo, dalla schiavitù della routine, dal progettare il futuro.

Ogni tanto qualcuno si preoccupava di ripulirla, di darle una "sistemata", un letto e un piatto caldo di minestra, ma non passava molto tempo che tornava ad essere quella di sempre... il suo futuro lo voleva vivere lì ogni giorno, le sue domande avevano sempre le risposte che cercava: le sue, le uniche che sapeva di poter accettare perché "vere" e sincere.

Mi piace credere che a suo modo ad ogni alba ringraziasse quel qualcuno invisibile ma sicuramente presente per aver nuovamente posato la sua mano su di lei, per averle dato la possibilità di assistere per l'ennesima mattina alla danza del sole che scambiava il suo posto con la luna, ai colori del mattino, ai profumi di caffè dei bar, le serrande che si alzavano, il fischio del treno, le campane di una vicina chiesa che con il loro suono glorificavano il nuovo giorno.

Ora non ho più occasione di incontrarla, spero solo che stia bene. Qualcuno l'avrà sicuramente definita una vagabonda stracciona ma per me sarà sempre LIBERA, la regina del mondo senza pareti.

Per continuare il viaggio tra parole e pensieri:

👉 A come Alda Merini: un omaggio alla poetessa e alla sua voce senza tempo.

👉 Le storie capitano a chi le sa raccontare: riflessione sulla narrazione e sul potere di chi sa ascoltare.

👉 Chi comunica cosa è importante: pensieri sulla responsabilità e sul senso della comunicazione.

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